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29 giugno 2006




In questa Rubrica faremo un vero e proprio giro multimediale con foto e riprese amatoriali alcune vie caratteristiche della città.




Veduta di Via San Francesco: questa via è sempre stata la via degli innamorati, da sempre infatti i giovani si appartavano nel piccolo parco dietro la bellissima chiesetta di San Francesco. Piccola curiosità: a finco della chisa di San Francesco c'è un monastrero che ospita suore di clausura.




Vista dall'alto di via Carrarese: linfa vitale della cittadina, collega il cento con porta Padova.
Quì sono ubicati la sede del comune, dei vigili e l'hosteria Ai due Draghi.



Particolare di Porta Legnago (Rocca degli alberi): la porta che vedete è ancora lì dal medioevo!!!



Rocca degli alberi vista dall'interno delle mura: la grande torre che vedete è l'ostello della gioventù.




 




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29 giugno 2006




Un picccolo tour fotografico tra i locali più simpatici della cittadina:



Enoteca Tomanin: storico locale di Montagnana in posizione centralissima, ha una cantina di vini davvero incredibile. Quì sono possibili degustazioni di salumi e formaggi particolari, ognuno accompagnato dal vino adatto.






Hosteria Zanarotti: simpatica enoteca con un favoloso terrazzo estivo vista piazza.





Hosteria Ai due Draghi: locale molto in voga sia di giorno sia per l'aperitivo e anche per l'after  dinner. Ampio e spazioso, anche quì sono possibili degustazioni.





Interno dell'Hosteria Ai due Draghi





Ristorante Pizzeria Loggia: situato nel cento della piazza, questo è un altro locale storico di Montagnana.
Solo recentemente è stato adibito a pizzeria e ristorante con ottimi risultati.




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27 giugno 2006






Il “Palio” era una tra le più tipiche feste italiane in epoca medioevale: si trattava della più diffusa manifestazione popolare con cui si festeggiava un avvenimento particolarmente significativo per tutta la Comunità e consisteva, per la maggior parte, in una corsa di cavalli.

La trama del Palio a Montagnana e nel montagnanese, ha uno svolgimento assai complesso che segue le tortuosità e l’aggrovigliarsi delle vicende storiche del territorio. Originariamente, con tutta probabilità, il Palio si celebrava, similmente a Padova, a Ferrara e a Verona a ricordo della liberazione dalla tragica tirannide di Ezzelino III Da Romano, il Vicario nella Marca Trevigiana dell’Imperatore Federico II di Svevia. Ezzelino, la cui figura ancora oggi precede la festosa gioia e corteo del Palio.  Morì nel 1259, a Soncino d’Adda, di cancrena per una ferita riportata mentre si preparava ad attaccare Milano.
La sua morte fu accolta con gioia prorompente dalle popolazioni che s’immaginavano d’ora in poi, un futuro di pace e tranquillità: a Padova e a Ferrara, a Montagnana e un po’ in tutte le terre che gli furono sottomesse s’indissero feste tra cui primeggiavano, appunto, i Palii.
Ma ben presto i vincitori vennero in disaccordo quando si trattò di dividersi i possedimenti ezzeliani: nel Montagnanese alla Signoria della Casa d’Este succedette il Comune di Padova, e poco dopo a Padova subentrò la Signoria dei Della Scala di Verona. Nuove guerre incendiarono le campagne e i castelli.
Il Montagnanese si trovò al centro delle contese tra gli Scaligeri e il Comune di Padova, dove si era affermata la famiglia dei Da Carrara. A ricordo della dominazione scaligera è rimasto il culto a San Zeno, a cui è dedicata una chiesa in Montagnana; mentre la presenza padovana viene rimarcata dal culto di San Fidenzio e di Sant’Antonio: una contesa che non tralasciava, quindi, neppure il sottile gioco psicologico. Il 3 agosto 1337, tuttavia, le truppe veronesi di Mastino Della Scala, poste al comando di Guidoricco da Fogliano, furono definitivamente sconfitte, proprio sotto le mura di Montagnana, dalle schiere di Marsiglio Da Carrara.
Questo fatto comportò la definitiva determinazione dei confini: Padova al di qua del fiume Fratta, e Verona al di là. Ma non fu facile per i Carraresi, che vollero fare di Montagnana la cerniera delle difese ad Ovest, affermarsi nella città turrita: ai Marchesi d’Este non si era mai sostituito concretamente un altro potere, e la nostalgia per gli antichi Signori era forte. Ben due Capitani carraresi, invitati per organizzare le feste della città, furono infatti uccisi dagli abitanti: uno in un agguato notturno e l'altro durante un sommossa popolare.

Nel 1952 un gruppo di cittadini diede vita ad un Comitato che portò alla disputa del Palio tra le Contrade di Montagnana e di un altro Palio tra alcuni Comuni del territorio. Il Palio delle Contrade fu vinto da San Zeno, ma sorsero tali animosità tra le contrade, che la festa venne lasciata ricadere nell’oblio.
Nel 1977 fu fondato un nuovo Comitato, che comprendeva persone di tutto il Montagnanese, per celebrare il Palio fra parte di quei Comuni che già nel XIII sec. formarono la Sculdascia Montagnanese dall’insegna rossonera. Il 14 agosto dello stesso anno fu disputato il “Palio dei 10 Comuni”, vinto dal Comune di Merlara. Da quel giorno, ogni anno, si corre il Palio dei 10 Comuni del Montagnanese. Nel 1981 la data della corsa venne spostata da agosto a settembre.
Per forza di cose il percorso è stato cambiato e ora si corre nel vallo di Rocca degli Alberi, ma i premi e lo spirito del Palio sono rimasti immutati, a cementare una cultura e una realtà ancora viva. Vi partecipano le genti del Montagnanese per contendersi un primato e il “Pallium”, impreziosito dalla mano di un Maestro pittore contemporaneo.
Ciascun Comune accompagna il proprio fantino con una rappresentanza: il gonfalone scortato dal Capitano e dagli armigeri cui seguono dame e notabili, un gruppo caratteristico e per finire i tamburini e gli sbandieratori.
Dieci fantini, cavalcando a “pelo”, portano alla sfida i colori dei 10 Comuni. La sfida avviene, all’inizio, tra due gruppi di cinque cavalli ciascuno, sorteggiati nella Cerimonia del Giuramento: solo i primi due di ciascun gruppo più il miglior terzo si disputeranno il “PALIO” vero e proprio.
Nell’intervallo tra le due corse si svolge la “Gara dei Gonfaloni”: una corsa dei gonfalonieri dei 10 Comuni sullo stesso percorso dei cavalli. Una corsa che vede gli uomini spingersi in una corsa di circa 700 metri innalzando i gonfaloni come vele al vento. Ciascun Gonfalone misura 80 per 160 cm., cui si deve aggiungere il peso dell’asta che lo sostiene.
Subito dopo i gonfaloni e un breve spettacolo degli sbandieratori, entrano nuovamente in scena i cavalli nella più attesa e spettacolare delle gare: la corsa del PALIO. Sono cinque i cavalli partecipanti.
La manifestazione si conclude la sera con l’incendio della Rocca degli Alberi, a ricordo di quello che Ezzelino appiccò a Montagnana nel XIII secolo: da quella sconfitta e dalla successiva ribellione è nato il Palio.

 










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23 giugno 2006







Fra le città murate del Veneto, Montagnana è quella che meglio ha saputo conservare la sua cinta medievale: le manomissioni sono infatti poche e poco evidenti, al punto da poter affermare che attualmente l’ammiriamo più o meno come la si vedeva nel XIV secolo.

Montagnana deve la sua fama internazionale alla celebre cinta muraria, edificata tra XIII e XIV secolo. I più antichi insediamenti sul territorio sono però documentati da ritrovamenti archeologici, nelle località Palù e Busi, che risalgono alla fine del IV e inizi del III millennio a.C. (età tardo neolitica ed eneolitica). Si tratta di manufatti di selce, tra cui punte di freccia ed una grande lama di pugnale a ritocco foliato, ora esposti all’interno della Sezione Archeologica del Museo Civico “A. Giacomelli” a Castel San Zeno.
Le testimonianze più consistenti sono composte da reperti che illustrano le attività domestiche ed artigianali della fine dell’età del bronzo e degli inizi dell’età del ferro (XII – VIII sec. a. C.), provenienti dall’attuale area di Borgo San Zeno, all’epoca lambita dall’antico corso dell’Adige.
Dell’epoca romana sono documentate varie ville rustiche e sepolcreti: tra questi il più importante è quello della Gens Vassidia, scoperto nel 1974 ad un chilometro circa dall’attuale centro storico. Assegnabile al I secolo d.C. si compone di varie stele, tra cui quella grandiosa in biancone decorata a bassorilievo di Postumulena Sabina; tra gli oggetti di corredo della necropoli spiccano per abbondanza i vasellami di vetro. I Romani operarono una bonifica della zona con interventi di arginatura dell’Adige, che nel 589 d.C. – a seguito della “rotta della Cucca” – deviò il proprio corso più a sud.
Il luogo dove sorge la città è un dosso leggermente sopraelevato sulla campagna circostante: da ciò sembra derivare, verosimilmente, il toponimo Motta Æniana, con riferimento alla mansio Anneiano, citata nell’Itinerarium Antonini (III secolo d.C.), quale tappa intermedia del percorso tra Aquileia e Bologna. Per la sua posizione strategica, Montagnana fu inizialmente fortificata contro le invasioni degli Ungari.

Nel 1239 respinse un primo attacco di Ezzelino III da Romano, vicario dell’Imperatore Federico II.


Fu però sconfitta nel 1242, anno cui si fa risalire l’edificazione del grande mastio di Castel San Zeno, l’attuale Porta Padova. I marchesi d’Este alienarono nel 1290 i diritti sul territorio della Scodosia, limitrofo a Montagnana, che divennero proprietà del Comune di Padova. Il centro fu conteso tra Padova e Verona nel corso del XIV secolo, durante il quale i Carraresi, completarono con la Rocca degli Alberi (1362), la cinta muraria così come oggi la vediamo.
Nel 1405 la città si consegnò a Venezia: al tramonto della sua importanza strategica militare subentrò una fioritura delle attività agricole, artigianali e commerciali che favorì l’insediamento di facoltose famiglie, legate alla Serenissima. Un periodo travagliato da occupazioni e assedi fu quello della Guerra di Cambrai (1509-1518), combattuta tra Venezia e la Lega di tedeschi, spagnoli, francesi e principi italiani.
Nel 1431 iniziò il cantiere per la costruzione della nuova chiesa madre cittadina, che si concluderà solo nel 1502, conciliando i tratti iniziali del periodo gotico a quelli del pieno rinascimento.
Alla caduta della Serenissima, nel 1797, Montagnana seguì le sorti dell’area veneta. Con decreto dell’imperatore Francesco I d’Asburgo del 1826 le fu assegnato formalmente il titolo di città. Nel luglio del 1866 aprì le porte alle truppe dell’esercito italiano, divenendo parte del nuovo Regno.
Nel 1885 venne inaugurata la ferrovia che congiunge Montagnana a Legnago e alla linea Padova-Bologna; per permettere il collegamento del centro storico alla nuova stazione, fu aperta sulle mura, verso sud, Porta XX Settembre, secondo i consigli dell’architetto Camillo Boito.
Durante la II Guerra Mondiale le mura non subirono danni, tranne qualche colpo di cannoncino.

 

 

 


 




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16 giugno 2006




 




 

Che la città abbia avuto importanti trascorsi medievali appare evidente osservando il profilo turrito della sua cerchia muraria, una delle più belle e meglio conservate d`Europa; essa disegna un rettangolo irregolare, con un perimetro di quasi due chilometri, nel quale si aprono quattro porte che consentono l`accesso al centro storico



Entrata di porta xx settembre, ultima porta aperta nella cinta muraria.
Per farlo, nel 1885, sono stati abbattuti due tratti di muratura della cortina,
allo scopo di mettere in comunicazione il centro cittadino con la locale ferrovia. 



 

Porta Legnago o Rocca degli Alberi, poderosa fortificazione con tre corpi di fabbrica e mastio alto circa 35 metri, a presidio della porta occidentale, per volere di Francesco il Vecchio da Carrara. La Rocca degli Alberi, che si alza imponente e pittoresca sul vallo dalla parte occidentale, con funzione esclusivamente militare. L’ingresso fortificato era costituito da un complesso sistema difensivo: lungo l’androne di transito, dominato da due torri, stavano quattro porte a battenti, due saracinesche e quattro ponti levatoi a bilanciere. Monumento simbolo di Montagnana, incastonato nella cortina muraria verso occidente, il castello di Porta Legnago, analogamente al Castello di San Zeno, era attorniata in origine da un fossato sia all’interno che all’esterno delle mura e quindi collegata con ponti levatoi. Fu realizzata tra il 1360 e il 1362 su progetto di Franceschino De’ Schici, commissionato dal signore di Padova Francesco Da Carrara il Vecchio, i cui stemmi familiari (scalpellati dai veneziani successivamente alla sottomissione alla Serenissima nel 1405) compaiono accanto a quello del Comune di Padova.

 

A presidio della porta occidentale; a est ci pensava invece il Castello di San Zeno, che rappresenta il nucleo più antico della cinta fortificata, già irrobustito da Ezzelino da Romano nel 1242 con un mastio di 38 metri. Quì si trova un'ulteriore entrata per il centro:Porta Padova


 

 

 Porta Padova



L’antica Torre del Borgo è il vertice del pentagono costituito dalla cinta muraria; torre quasi angolare ma solo un po’ più estesa delle torri normali. In questo punto nel 1504 venne aperta una breccia per facilitare le comunicazioni con il convento degli Zoccolanti e con il porticciolo fluviale nel fiume frassine. Chiusa per il sopraggiungere degli eventi bellici legati alla Guerra di Cambrai, venne poi riaperta e sappiamo che nel 1595 veniva restaurato il corrispondente ponte, che divenne di mattoni nel 1700. Quanto al campanile, si tratta di una torre dalla forma e dimensioni consuete, frutto di un innalzamento di una torre preesistente avvenuto fra il 1602 e il 1603. La loggia ha verso l’interno una bella bifora con una balaustra in pietra. Le finestre riproducono i sottostanti parapetti della merlatura, incorporata dal muro del campanile. Sopra il tetto, otto cuspidi ornate di sfera e croce. Oggi è meglio conoscita come Porta Vicenza.


 

Fra le città murate del Veneto, Montagnana è quella che meglio ha saputo conservare la sua cinta medievale: le manomissioni sono infatti poche e poco evidenti, al punto da poter affermare che attualmente l’ammiriamo più o meno come la si vedeva nel XIV secolo.




I tratti di mura a nord e sud della città si caratterizzano per la presenza delle torri.
Lo spessore del muro varia a seconda dei punti, ma in media è di poco inferiore al metro. L’altezza delle mura varia dau 6.30 metri agli 8.  I merli, spessi 42 cm, larghi 130 - 140 cm e alti 180 cm, sono di tipo guelfo, vale a dire che il bordo superiore non presenta il caratteristico incavo a “coda di rondine” dei merli ghibellini: d’altra parte sia i Marchesi d’Este, sia il Comune di Padova avevano sempre ostentato il loro appassionato guelfismo.



Osservando attentamente ai lati di molti merli, si possono ancora notare piccoli fori quadrangolari, nei quali andavano infilati i travicelli di sostegno delle ventole girevoli che nascondevano i difensori, oltre che proteggerli dal tiro dei nemici. Facili da aprire e richiudere rapidamente se necessario, ad esempio per lasciar cadere pietre o liquidi bollenti sugli assalitori, una volta abbassate rimanevano accostate al lembo esterno del davanzale
Attorno alle mura corre un ampio fossato.






 




 

Il monumento più importante della cittadine è il castella di San Zeno.
Il complesso di Castel San Zeno e i tratti di cinta ad oriente ed occidente che sono più antichi, risalgono alla metà del '300, quando i Carraresi, signori di Padova, vollero ampliare e rafforzare quello che era un essenziale luogo forte di frontiera dello stato padovano contro la Verona degli Sca
ligeri.




Il Castello di S.Zeno (il cui toponimo derivante dalla vicina chiesa di San Zeno, richiama una fase di espansione della diocesi veronese) sorge nel luogo di un insediamento alto-medioevale che fu residenza degli eredi di Ugo il Grande di Toscana divenuti in seguito i marchesi d'Este; comprendeva la corte domenicale, non molto estesa, protetta da ridotte opere fortificate con adiacenti il mulino e l’area del mercato. L’odierna costruzione (salvo l’ala veneziana e le sovrastrutture austriache) risale per buona parte al XIII sec., quando Ezzelino dopo averla data alle fiamme nel 1292, volle fortificare meglio Montagnana.



Fino agli inizi del XIX° secolo, il castello era circondato da un fossato che lo isolava anche dal lato di città. La struttura era completata da torri (di cui ne restano due) e dal vicino Mastio (alto circa 40 metri). Inizialmente, il ponte levatoio che varcava il vallo consentendo l'accesso alla città, immetteva probabilmente nel cortile interno del castello. Si ipotizza che il passaggio sia stato poi spostato sul lato sud del castello stesso.
La torre è l'edificio militare più antico della città, che domina dall'alto dei suoi 48 metri, e rappresenta uno degli elementi salienti della cinta fortificata.





Dopo un lungo periodo di abbandono, il Castello e la torre di Ezzelino, restaurati grazie a circa un decennio di interventi promossi dal Comune (proprietario del complesso), sono stati destinati all'uso pubblico nel 1997. Nella struttura sono ora ospitati il Museo civico, l'Archivio storico del Comune, la Biblioteca comunale.





La Piazza Maggiore, occupata nella parte centrale dal “Listòn” di trachite grigia, con inserti di pietra bianca ad imitazione del disegno della veneziana Piazza San Marco, è il luogo d’incontro preferito dei montagnanesi. In epoca medievale la piazza fu pavimentata in semplice cotto e certo non esistevano gli eleganti edifici, quasi tutti del periodo sette-ottocentesco, che ora la impreziosiscono.


Non esisteva nemmeno il palazzo della Cassa di Risparmio che, nonostante la sua apparenza medioevale, è un falso del XX secolo. Il palazzo venne costruito, pur con molte riserve da parte degli studiosi locali, nel 1924 dopo che nel 1918 l’intero tratto compreso tra le due vie venne devastato da un furioso incendio.



Nel 1715 Montagnana ebbe da Venezia l’ambito privilegio di erigere in Piazza Maggiore una colonna con il Leone di pietra che lì resterà fino a quando, con l’arrivo di Napoleone, il leone venne abbattuto per fare spazio all’albero della libertà. La colonna rimase fino al 1881 a testimonianza dell’affetto dei montagnanesi per Venezia, poi venne abbattuta per far posto al monumento a Vittorio Emanuele II re d’Italia.






 

Se il secolo XIV fu caratterizzato dalla costruzione delle mura, opera degli ambiziosi signori padovani Da Carrara, il secolo successivo vide il lavoro pacifico di tutta la comunità di Montagnana, unita nella costruzione del suo edificio cittadino: il Duomo. Naturalmente, anche prima esisteva una chiesa, citata da un documento del X secolo, ma ora Montagnana era cresciuta e la cittadinanza voleva fare qualcosa che restasse nella storia. Il Duomo non rappresenta quindi soltanto il luogo del culto, ma anche il cuore spirituale di Montagnana e il sacrario della storia e delle glorie cittadine. L’edificio è intitolato a S. Maria Assunta, dal 1426 patrona di Montagnana, che si festeggia il 15 agosto.



La costruzione del Duomo ebbe inizio nel 1431, mentre era ancora in voga il gotico veneto e fu completata soltanto nel 1502, in un periodo dominato ormai dal gusto rinascimentale. Questo fatto aiuta a spiegare la rilevante differenza di stile fra la struttura esterna e gli interni dell’edificio. Sul primo architetto non sappiamo molto, anche se è stato fatto il nome di Cristoforo da Bolzano. Ancora nel 1489 il Vescovo di Padova, Barozzi, lamentava il fatto che il lavoro fosse lungi dall’essere terminato. Fu per suo interessamento che Lorenzo da Bologna, architetto di notevole valore e ormai pienamente inserito nello spirito del Rinascimento, ideò lo straordinario volto di copertura che risolse delicatissimi problemi statici della chiesa, armonizzando gli elementi gotici con quelli rinascimentali.






 




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